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Una notte è un documentario sull’A28, centro di accoglienza di Intersos per ragazzi afgani in fuga dal loro paese e diretti nel Nord Europa. Sarà pubblicato su web a marzo 2015. Il documentario è nato dalle registrazioni audio fatte durante le serate passate al centro.

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Dal diario di Una Notte

[6 febbraio 2015]

Continua la preparazione di Una notte, il documentario che racconta del centro di accoglienza per minori afgani A28, gestito da Intersos. Nel 2012 lavorammo con Gabriele Rossi per un video sul primo anno di attività del centro e queste sono le foto di Gabriele.
Un articolo di oggi su Repubblica.

 

[ottobre 2014]

Verso le dieci di sera – I ragazzi afgani arrivano al centro e quando li vedo passare tutti in fila capisco che non si aspettano la mia presenza.

C’è chi saluta convinto, chi sorride imbarazzato, chi si limita a un timido cenno di testa. Poi i mediatori spiegano loro cosa ci faccio lì e qualcuno si incuriosisce, ma io non forzo e entro in gioco, eventualmente, al momento delle chiacchiere e del tè.

La difficoltà di questo progetto è che ho bisogno di conquistarmi la fiducia dei ragazzi in pochissimo tempo, senza privarli di un momento importante e meritato come quello del riposo. Al centro si sentono sicuri dopo un viaggio durissimo e  distoglierli da questa sensazione non la trovo una gran cosa, quindi lascio andare i tempi e se qualcuno vuole mi parlerà nel corso della serata. Gioca dalla mia parte l’assenza di una telecamera o di una macchina fotografica, ho solo un piccolo registratore, più piccolo di un telefonino e forse per questo, considerato più innocuo.

timbro A28

 

[settembre 2014]

Svezia – È la meta di molti ragazzi che passano per l’A28. Loro la immaginano quasi come un paradiso terrestre dove tutto è giusto e dove finalmente potranno lavorare e costruirsi una vita. Una nazione che ha sempre accolto non solo minori e che però sta pensando di invertire la tendenza di questa vocazione. Ecco un articolo uscito pochi giorni fa sul Venerdì di Repubblica.

svezia

 

[luglio 2014]

Piazza Bruce Lee – Ho scoperto una cosa curiosa, che alcuni luoghi di Roma vengono ribattezzati dai ragazzi con nomi particolari. Ad esempio il Colosseo lo chiamano Piazza Bruce Lee, e questo perché nel film The Way of Dragon, famoso in Afghanistan, Bruce Lee lotta contro Chuck Norris proprio tra le mura di un Colosseo a dire la verità un po’ posticcio.

 

[novembre 2013]

Registratore spento – poche sere fa, oltre ai ragazzi, sono arrivati al centro due famiglie, una con quattro e l’altra con tre figli. Erano tutti molto stanchi e i genitori desiderosi di far dormire i propri bambini al più presto, quindi il rito del tè intorno al tavolo è durato poco e non ho fatto domande. Sono rimasta lì ad osservare i discorsi in afghano e i visi. Voci di cui non capivo il tono perché è difficile leggere gli stati d’animo con una lingua così sconosciuta. Una nuvola di discorsi per me incomprensibili che però ho ascoltato cercando di leggere negli occhi. Non ho chiesto traduzioni e mi è rimasta una sensazione sottile che non saprei raccontare, ma che ho portato a casa come un bottino prezioso.
Potere di un registratore rimasto spento.

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[ottobre 2013]

Camion –  I ragazzi che partono da Patrasso per arrivare in Italia cercano di entrare clandestinamente nei camion che trasportano merci. In genere si fanno aiutare e arrivati ad Ancona avvertono il camionista di turno di farli scendere. L’altra sera al centro c’era un ragazzo appena arrivato. Aveva viaggiato per trenta ore su un camion che trasportava yogurt, quindi in un frigorifero, e quando ha segnalato la sua presenza al camionista, questo lo ha fatto scendere, l’ha picchiato e derubato di tutto quello che aveva. Lui lo raccontava come se non fosse una cosa così grave e questo mi fa tenere bene a mente che al di là dell’aria serena che c’è nel centro, il dramma che i ragazzi hanno passato per arrivarci non lo so immaginare.

camion2

 

[settembre 2013]

Prima l’audio – È un metodo che uso sempre di più: iniziare un documentario partendo dall’audio, senza fare riprese: mi aiuta a concentrarmi, a immaginare, a essere rispettosa degli intervistati che faticano a parlare davanti a un obiettivo oppure vivono in una situazione difficile. Quest’ultimo è il caso dei ragazzi afgani costretti a essere INVISIBILI perché è l’unico modo per sopravvivere al viaggio e arrivare a destinazione.

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