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Hai regole nel lavoro?
Mantengo sempre alte attenzione e passione.

Sei più a tuo agio nei video o nella scrittura?
Non distinguo i mezzi perché ne faccio solo una questione di creatività. Di sicuro mi sento sempre un po’ ospite nel mestiere che faccio e questo mi consente di non dare per scontato nulla.

Che mestiere avresti voluto fare?
Questo. Ho avuto la fortuna di iniziare facendo gli studi sbagliati e la laurea chiusa nel cassetto mi ha reso ancora più determinata nel fare quello che volevo fin da piccola: la creativa.

Cosa non ti piace nel lavoro?
L’immobilità. (Anche nella vita)

Ti muovi sempre allo stesso modo nel lavoro?
Nel corso degli anni naturalmente le cose sono cambiate e, soprattutto in questi ultimi, sono passata dalla regia pura al filmmaking. Questo vuol dire che sono io stessa a riprendere perché ho bisogno di mantenere la mia visione personale e affrontare in solitudine le situazioni.

Lavori seguendo un metodo?
Beh, proprio un metodo non direi. Posso dire che ho sempre un approccio emotivo nelle cose che faccio, sia che si tratti di progetti miei o commissionati. Diciamo che quando si tratta di progetti personali quello che faccio è “mettermi nei guai” affrontando terreni difficili per me, per poi attivare tutte le mie risorse e uscirne.

Ti ispiri?
Ogni documentario ha una fonte ispiratrice che poi rimane una guida per tutto il tempo della lavorazione. Per Allegro Moderato una canzone dei Sigur Ros Svefn-g-englar . Per Visit India la scena degli ombrelli del film Lo sguardo di Ulisse di Theo Angelopoulos e per Monte Inferno un quadro: Il giardino delle delizie di Bosh.

Cosa accomuna i tuoi progetti?
La ricerca della bellezza, ovvero della speranza.

Un video che ti piace rivedere?
A dire la verità non li rivedo spesso, ma Everyone is a place mi incanta sempre, probabilmente per il protagonista.

Ti alleni?
Sì, camminando, frequentando i mezzi pubblici e fotografando emozioni attraverso la scrittura.

Il libro di comunicazione al quale sei affezionata
La parola immaginata, di Annamaria Testa. Lo lessi all’inizio degli ani Novanta durante il master in comunicazione e pur avendolo comprato per studiare la tecnica del copywriting, alla fine mi ha emozionato. Appena letto scrissi un biglietto all’autrice mettendo anche il mio numero di telefono e lei mi chiamò. Purtroppo non ero in casa e non ho mai avuto modo di conoscerla. Peccato.

Usi i social network?
Sì, Instagram e Facebook. Credo che siano indispensabili per capire in che epoca viviamo. Faccio di tutto per usarli e non farmi usare.

Cosa conta di più nel modo di comunicare?
L’autenticità. Penso che sia una tendenza nata con i social network e con la condivisione pubblica della propria vita. Tutto questo ha scardinato la propaganda ed è un bene, ma bisogna stare attenti all’autenticità costruita. È falsa ed è pericolosa.

E secondo te dov’è l’autenticità vera?
Nelle sfumature.

Hai ancora sogni nel cassetto?
Nel cassetto mettiamoci i ricordi, perché i sogni hanno bisogno di spazio e di relazioni per esistere.