Monte Inferno

Sinossi 

I fatti sono questi: erano gli anni ’70 quando a Borgo Montello, centro Italia, iniziò l’accumulo di rifiuti che continua ancora oggi con gravi danni all’ambiente e alle persone. Le falde acquifere sono inquinate, così come il fiume Astura che costeggia il monte e arriva al mare. Il vento porta aria inquinata nelle case di chi vive ai bordi della discarica e l’economia del luogo è stata danneggiata. Nel 1994 il pentito di camorra Carmine Schiavone dichiarò che alla fine degli anni ’80 furono interrati nella zona rifiuti tossici e nel 1995 venne ucciso Don Cesare Boschin, il parroco di Borgo Montello che aveva denunciato il traffico di quei rifiuti nella zona. L’inchiesta sulla sua morte fu archiviata poco dopo senza un colpevole e a vent’anni di distanza si è riaperta nel giugno del 2016.

Monte Inferno è il racconto di un posto segnato dalla presenza una discarica. Un documentario sulla solitudine di chi vive ai margini della montagna di spazzatura e sulla speranza che solo l’umanità e la natura sanno dare. La frase che ha guidato tre anni di lavoro è: Tra il bene e il male esiste un’intercapedine fatta di una materia vaga e sconfinata che a volte coincide con il sogno. Nel documentario s’intrecciano la vita della famiglia Giorgi (nonni, genitori e quattro figli) e quelle di alcuni abitanti della zona, tra solitudine, ineluttabilità di un danno enorme e la voglia di bellezza che ancora rivedono nel posto in cui vivono.

Monte Inferno è anche un progetto più ampio al quale hanno lavorato altri professionisti come Gabriele Rossi, Massimo Calabro, Bonifacio Pontonio, Giancarlo Bovina, Francesca Povoledo, Serena Cavallo. Un progetto che ha dato vita a una mostra  esposta  al MAP, Museo dell’Agro Pontino e da AlbumArte, a Roma.
www.monteinferno.it